La Nostra Rubrica

Un nuovo spazio dedicato ai nostri autori, alle loro storie e al mondo che si nasconde dietro ogni romanzo.

Ma questa rubrica non nasce solo per presentarvi i volti e le voci che entreranno nel catalogo Amanti Press.

Nasce per creare un ponte. Tra autori e lettori. Tra chi scrive e chi si lascia emozionare.

Tra le storie che stanno per arrivare e chi non vede l’ora di scoprirle. Attraverso questa rubrica potrete conoscere meglio i nostri autori, il loro percorso, il modo in cui sono nate le loro storie, le emozioni che li hanno guidati e quei dettagli che spesso restano nascosti dietro le pagine di un romanzo.

E soprattutto potrete interagire con loro. Lasciate domande, curiosità, pensieri, impressioni nei commenti: gli autori cercheranno di rispondere e di accompagnarvi, passo dopo passo, dentro il loro universo narrativo. Perché leggere una storia è bellissimo.

Ma scoprire ciò che l’ha fatta nascere lo è ancora di più. Benvenuti nella Rubrica Amanti Press. Uno spazio per conoscere. Dialogare. Emozionarsi. E sentirsi parte di qualcosa.

📖 Storie che emozionano. Voci che restano.

I nostri Autori si raccontano

Violet Jones

Autrice di Zeus il Dio dei Fulmini

Quando hai capito che la scrittura avrebbe avuto un posto importante nella tua vita?
In realtà non credo di averlo capito in un momento preciso: penso di averlo sempre saputo. Anche quando non ne ero ancora pienamente consapevole, la scrittura faceva già parte di me, fin da quando ero bambina.

Qual è stato il primo momento in cui hai pensato: “Voglio raccontare questa storia”?
L’idea è nata dalla mia passione per la mitologia greca e da un pensiero semplice, quasi banale, ma capace di accendere qualcosa nella mia immaginazione: e se i nomi delle principali divinità greche venissero usati come veri nomi propri?

Come nasce il romanzo che pubblicherai con Amanti Press?
Questo romanzo nasce subito dopo la conclusione della mia prima storia pubblicata su Wattpad, una storia profondamente emotiva e strappalacrime. Dopo averla terminata, ho sentito il bisogno di mettere per iscritto altre idee che avevo nella mente.

Se la mia prima storia condivisa con il pubblico è nata da una necessità interiore, dal bisogno di dare forma a ciò che provavo, il romanzo che pubblicherò con Amanti Press rappresenta la mia prima vera prova di coraggio: il desiderio concreto di mettermi in gioco e provare a realizzare il mio sogno.

C’è stata un’immagine, una scena, una frase o un personaggio da cui tutto è partito?
Non c’è un episodio preciso della mia vita da cui la storia è nata, ma esiste una scena che non potrà mai mancare nei libri della saga: il discorso di Demetra durante il primo giorno di scuola, pronunciato attraverso gli altoparlanti dell’istituto. È uno di quei momenti che, per me, rappresentano l’identità della storia.

Quali temi senti più vicini alla tua scrittura?
L’amore. In ogni sua forma, in ogni sfumatura, in ogni possibilità che gli esseri umani hanno di viverlo, sceglierlo, proteggerlo o lasciarsene cambiare.

Che tipo di emozioni vorresti lasciare ai lettori dopo la lettura del tuo romanzo?
Vorrei lasciare ai lettori un pensiero semplice ma importante: ognuno è libero di amare a modo proprio.

Quale personaggio della tua storia ti ha messo più alla prova durante la scrittura, e perché?
Tra Madeline e Zeus, sicuramente Zeus. Il passato che si porta dentro non ha costruito un uomo semplice da comprendere o da raccontare. In parte, però, Zeus è anche un’estensione della mia anima, ed è forse proprio questo ad aver reso la sua scrittura più complessa e intensa.

C’è un personaggio a cui ti senti particolarmente legata?
Non ce n’è uno soltanto. Amo tutti i miei personaggi: i protagonisti, i loro fratelli, i genitori, gli amici. In un modo o nell’altro, dentro ognuno di loro c’è qualcosa di me, ed è per questo che mi sento legata a ciascuno.

Quanto di te, del tuo vissuto o del tuo modo di guardare il mondo entra nelle tue storie?
Sono presente nei piccoli dettagli del romanzo, anche in quelli che possono sembrare più banali o improbabili. Sono nei comportamenti bizzarri dei protagonisti, nelle loro paure, nei loro sentimenti e nel modo in cui affrontano ciò che li ferisce.

Non sono solo in Zeus e Madeline, ma anche nel resto delle famiglie Sinclar e Brown. Ogni personaggio custodisce una parte del mio modo di osservare il mondo.

Hai una routine di scrittura o scrivi seguendo l’ispirazione del momento?
Non ho una vera routine. Mi siedo davanti al computer con l’intenzione di scrivere e lascio arrivare ciò che deve arrivare. Ammetto, però, che a volte una candela accesa o qualche canzone riescono a collaborare molto bene.

Quali libri, autori, film, serie TV o atmosfere ti hanno ispirata nel tuo percorso creativo?
Non c’è un libro, un autore o un film in particolare. Forse, più in generale, mi hanno sempre ispirata le atmosfere delle serie TV americane ambientate nelle high school, con le loro dinamiche, i loro legami e quei mondi adolescenziali pieni di tensioni, sogni e conflitti.

Se dovessi descrivere il tuo romanzo con tre parole, quali sceglieresti?
Amore. Determinazione. Fiducia.

Cosa vorresti dire ai lettori che si avvicineranno per la prima volta alla tua storia?
Vorrei dire loro di non fermarsi all’apparenza.

Sarà normale incontrare qualcosa che potrà non piacere subito, ma credo che nelle storie, come nella vita, sia importante andare fino in fondo prima di giudicare. Vorrei che i lettori dessero almeno una possibilità ai personaggi, senza condannarli prima di conoscere il loro passato.

Tutti i fratelli della famiglia Sinclar arrivano da situazioni umanamente difficili, a volte persino inimmaginabili. Questo vale per il primo romanzo e varrà anche per i libri futuri della saga. Ma ciò che leggerete su di loro, in qualche parte del mondo, è accaduto o sta accadendo davvero.

Cosa significa per te entrare a far parte del catalogo di Amanti Press?
Significa moltissimo. È una possibilità che mi rende davvero felice. Il mio sogno è sempre stato quello di pubblicare un libro, di poterlo tenere tra le mani, e questa è una delle occasioni più belle che mi siano mai capitate.

C’è una frase, un pensiero o un messaggio che senti rappresenti il cuore del tuo romanzo?

«E questo?» mormorai, toccando due parole in greco incise sul polso: πάθει μάθος.

«L’ho letto in un libro. Sotto c’era scritto: “si impara soffrendo”. Mi ha colpito. Dal dolore che ho provato da bambino ho imparato, è vero. Ho imparato a essere un uomo e forse… anche se ho sempre voluto dimenticare quella parte di me, quella parte che ha sofferto, alla fine ho deciso di tatuarmelo addosso. Anche se mi ricorda il mio passato. Fa parte di me. Non può andare via, anche se io continuo a cacciarlo.»

Frase rappresentativa

“In questa e in ogni altra vita.”
— Zeus Sinclar

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Carmen Vocca

Autrice di Legàmi

Intervista all’autrice

Quando hai capito che la scrittura avrebbe avuto un posto importante nella tua vita?
La scrittura è sempre stata molto importante per me.

Ho sempre avuto un carattere chiuso e introverso, e scrivere era l’unico modo che avevo per sfogarmi davvero. Ogni pezzo di carta, foglio o quaderno diventava il posto giusto in cui lasciare anche solo un semplice pensiero.

Nel 2023 ho scoperto BookTok e, insieme a quello, ho riscoperto l’amore per la lettura. Poco dopo ho iniziato a pubblicare su Wattpad, anche se anni prima avevo già sperimentato piattaforme come EFP e Manga.it.

Nel 2024 ho pubblicato il mio primo romanzo e, da quel momento, non mi sono più fermata.

Qual è stato il primo momento in cui hai pensato: “Voglio raccontare questa storia”?
Il primo momento è arrivato quando ho visto il modo in cui alcuni temi venivano trattati nei libri e, allo stesso tempo, quando mi sono trovata ad affrontare un fatto importante che ha coinvolto il mio migliore amico.

Da lì è nata la consapevolezza di voler scrivere di temi che, ancora oggi, vengono spesso considerati tabù.

Come nasce il romanzo che pubblicherai con Amanti Press?
Il romanzo che pubblicherò con Amanti Press nasce da un sogno.

Può sembrare strano, ma una parte della storia l’ho sognata davvero. I volti dei protagonisti, alcuni eventi e persino alcuni luoghi sono arrivati così: nitidi, intensi, come se fossero già pronti per essere scritti.

C’è stata un’immagine, una scena, una frase o un personaggio da cui tutto è partito?
Sì. Tutto è partito da un’immagine che si vede spesso nei film legati alla vita militare: una scena tragica, quella in cui un militare, di solito il più alto in grado, è costretto ad avvisare la famiglia di un commilitone che non ce l’ha fatta.

È un’immagine forte, dolorosa, che porta con sé silenzio, rispetto e devastazione. Da lì si è acceso qualcosa.

Quali temi senti più vicini alla tua scrittura?
Mi sento vicina ai temi forti, a quelli che ancora oggi restano difficili da affrontare nella vita quotidiana: l’omosessualità, le dipendenze, le relazioni familiari complicate e tutte quelle ferite che spesso si preferisce nascondere invece di guardare davvero.

Che tipo di emozioni vorresti lasciare ai lettori dopo la lettura del tuo romanzo?
Vorrei lasciare emozioni indelebili, forti, di quelle che difficilmente riesci a scrollarti di dosso.

Possono essere emozioni diverse: tristezza, rabbia, sorpresa, commozione. L’importante, per me, è che restino. Che accompagnino il lettore anche dopo aver chiuso il libro.

Quale personaggio della tua storia ti ha messo più alla prova durante la scrittura, e perché?
Ne direi due, anche se uno non posso nominarlo direttamente.

Il primo è sicuramente Maximiliano. Lui è il mio opposto, caratterialmente e non solo. È stato complesso da scrivere non perché fosse un ragazzo, ma per il suo carattere estroverso, provocatorio e strafottente.

Far emergere quei tratti senza renderlo superficiale non è stato facile. E allo stesso tempo, mostrare la sua crescita è stato quasi un parto. Spero di esserci riuscita.

L’altro personaggio, invece, c’è e non c’è. Chissà. È il filo rosso che unisce Jason a Maximiliano, ma è anche molto di più.

C’è un personaggio a cui ti senti particolarmente legata?
Questa risposta è molto più semplice: Jason.

Ha un carattere molto più affine al mio e anche il suo modo di comportarsi è più vicino al mio. Per questo motivo, il legame con lui è stato immediato e molto naturale.

Quanto di te, del tuo vissuto o del tuo modo di guardare il mondo entra nelle tue storie?
Una parte abbastanza importante di me entra sempre nelle mie storie, anche se non è indispensabile che ogni cosa derivi dal mio vissuto.

Spesso, nelle mie pagine, entra tutto ciò che mi circonda: esperienze, emozioni, persone, domande, paure e tutto quello che osservo nel mondo.

Hai una routine di scrittura o scrivi seguendo l’ispirazione del momento?
Non essendo una scrittrice di professione, ma un’insegnante, non ho una vera routine.

Scrivo in ogni momento libero che riesco a trovare. A volte basta poco: un ritaglio di tempo, un’idea che arriva all’improvviso, una scena che non vuole più restare in silenzio.

Quali libri, autori, film, serie TV o atmosfere ti hanno ispirata nel tuo percorso creativo?
Sono stati molto importanti tutti quei film, serie TV e documentari che trattano argomenti come l’omosessualità, il mondo militare e anche alcuni aspetti storici.

Se dovessi citare una serie, direi sicuramente l’ultima stagione di Prison Break. L’ambientazione dello Yemen ha avuto un ruolo importante nello sviluppo della parte legata alla missione in Legàmi, mentre il personaggio di Ahmed è stato ispirato dal personaggio di Sid.

Se dovessi descrivere il tuo romanzo con tre parole, quali sceglieresti?
Perdita. Speranza. Resilienza.

Cosa vorresti dire ai lettori che si avvicineranno per la prima volta alla tua storia?
Vorrei dire loro di aprire il cuore e di non fermarsi alla superficie.

Scavate nel profondo, dentro voi stessi e dentro la storia. Alcune verità fanno male, alcuni personaggi possono sembrare difficili da comprendere, ma spesso è proprio oltre la prima impressione che si nasconde ciò che conta davvero.

Cosa significa per te entrare a far parte del catalogo di Amanti Press?
Significa avere una seconda possibilità.

O forse, ancora meglio, significa dare una seconda possibilità a questo romanzo. Vuol dire offrire il giusto riconoscimento alla storia di Jason e Maximiliano, ma anche al lavoro, all’impegno e al cuore che ho messo dentro queste pagine.

C’è una frase, un pensiero o un messaggio che senti rappresenti il cuore del tuo romanzo?
Una frase che fa parte della dedica:

A chi vede nel proprio lavoro una missione.
A chi, nonostante le difficoltà, non si arrende, trovando la forza in chi gli sta intorno.

Syrma

Autrice di La Guardiana delle Ombre

Quando hai capito che la scrittura avrebbe avuto un posto importante nella tua vita?
In realtà, la scrittura fa parte di me da sempre.

Fin da bambina amavo il momento dei temi a scuola e custodivo gelosamente un diario segreto, un’abitudine che mi ha accompagnata fino all’adolescenza. Tra quelle pagine riversavo canzoni, pensieri e primi accenni di storie. Per me scrivere è sempre stato una forma di terapia, un modo per sfogarmi, elaborare ciò che vivevo e, in qualche modo, esorcizzare i problemi del momento.

La vera consapevolezza della sua importanza, però, è arrivata grazie ai giochi di ruolo online, sui forum e sui social. Lì, dando vita a un personaggio e intrecciando la sua storia con quella degli altri, ho scoperto la magia della narrazione. Ho portato avanti questa passione per anni, imparando a costruire profili complessi e trame sempre più grandi e interconnesse.

È stato in quel laboratorio creativo che, tanti anni fa, è nata la mia vera identità di scrittrice. Ed è lì che ha preso vita anche il mio pseudonimo: Syrma.

Da allora ho capito che la scrittura non era soltanto un rifugio, ma il mio modo di respirare e creare mondi.

Qual è stato il primo momento in cui hai pensato: “Voglio raccontare questa storia”?
La Guardiana delle Ombre è la storia di Isabelle.

Per me, lei esiste da sempre. È un personaggio che ho creato molti anni fa per un gioco di ruolo e, tra tutti quelli a cui ho dato vita nel tempo, è senza dubbio il più complesso, completo e riuscito.

Isabelle incarna alcune delle mie passioni più profonde e, in un certo senso, è arrivata dove io spesso non sono riuscita ad arrivare. Al tempo stesso, è diventata il mezzo attraverso cui dare voce a problematiche sociali a cui tengo moltissimo: alcune mi toccano da vicino, altre sono temi che sento il bisogno di affrontare per sensibilizzare chi legge.

Ho sempre saputo che, prima o poi, avrei dovuto raccontare la sua storia. Sentivo che meritava di uscire dai forum e avere un palcoscenico tutto suo.

Come nasce il romanzo che pubblicherai con Amanti Press?
Nel corso degli anni ho provato più volte a scrivere un libro sulla storia della Guardiana, ma finivo sempre per fermarmi.

La spinta decisiva per rimettermi al lavoro e portare a termine l’opera è arrivata quest’anno, grazie a un momento di maggiore serenità ma, soprattutto, al ricordo di una mia cara amica scomparsa di recente.

Ci eravamo conosciute proprio attraverso i giochi di ruolo e spesso parlavamo dell’idea di creare una storia vera e propria, di portarla avanti e farla conoscere. Il suo pensiero mi ha accompagnata a lungo nell’ultimo periodo e mi ha dato la forza di dire: “Adesso lo faccio.”

Così ho ripreso in mano quei vecchi appunti e ho iniziato a unire i tasselli. L’ultimo tocco, la parola definitiva che ha chiuso il cerchio, è arrivato grazie a una persona a cui tengo molto.

La Guardiana delle Ombre è nata così: come un frammento di me, una promessa mantenuta e un veicolo per valori in cui credo profondamente.

C’è stata un’immagine, una scena, una frase o un personaggio da cui tutto è partito?
Tutto è nato da Isabelle, ancora prima che la mia protagonista avesse un nome.

All’inizio c’era il desiderio di creare una figura di medium: un ponte capace di mettere in contatto due mondi diversi, quello ultraterreno e quello reale.

Volevo un personaggio che potesse farsi portavoce di valori per me essenziali. Tutto è nato dall’esigenza di raccontare la forza delle donne e, più in generale, la forza necessaria per credere in se stessi, rompere gli schemi precostituiti e affermare con coraggio la propria identità.

Quali temi senti più vicini alla tua scrittura?
I temi più vicini alla mia scrittura ruotano attorno all’accettazione e all’affermazione di sé in un mondo che ci mette costantemente alla prova.

Al centro delle mie storie c’è sempre una profonda attenzione verso i diritti umani e il superamento del concetto di “normalità”. Credo che nessuno abbia il diritto di stabilire cosa sia normale e cosa non lo sia.

Mi sta molto a cuore anche il tema della salute mentale: racconto l’ansia, le paure, i traumi che ci portiamo dentro, ma soprattutto la forza della resilienza. Mi piace mostrare come, proprio come una fenice, si possa rinascere dalle proprie ceneri e trasformare il dolore in un punto di partenza per diventare persone diverse, più consapevoli e più forti.

Nella mia scrittura c’è anche una forte impronta femminista, legata alla forza delle donne, insieme al valore dell’inclusione, all’accoglienza della diversità e all’importanza delle tematiche LGBTQIA+.

Sono valori essenziali, in cui credo profondamente e che riverso nelle mie pagine.

Che tipo di emozioni vorresti lasciare ai lettori dopo la lettura del tuo romanzo?
Spero con tutto il cuore che chi si avvicinerà alla mia storia possa trovare tra le pagine un pezzetto di sé.

La mia protagonista affronta traumi infantili, l’assenza di una famiglia e la ricerca disperata di un posto nel mondo. Vive l’amore per una donna e combatte per accettarsi in una società che la definisce “pazza”.

Spesso, quando affrontiamo le nostre battaglie interiori, ci sentiamo spaventosamente soli. Ma non lo siamo.

Vorrei che questo libro lasciasse ai lettori un po’ della forza e della resilienza di Isabelle. Il mio desiderio più grande è farli sentire meno soli, ascoltati e profondamente capiti.

Vorrei che, chiudendo l’ultima pagina, provassero un senso di sollievo e vicinanza: la consapevolezza che esiste sempre uno spazio in cui la nostra voce può essere ascoltata e la nostra unicità riconosciuta come qualcosa di prezioso.

Quale personaggio della tua storia ti ha messo più alla prova durante la scrittura, e perché?
Il personaggio che mi ha messo più a dura prova è stato senza dubbio Rubin.

Come scopriranno i lettori, è una figura fondamentale per l’evoluzione della protagonista e per l’intera trama. È un personaggio complesso, le cui vicende si intrecciano in modo profondo con quelle di tutti gli altri protagonisti.

Rubin è stato difficile da gestire perché incarna gli aspetti più cupi e complessi delle relazioni umane: la tossicità, la possessione emotiva e quelle dinamiche negative che spesso ci imprigionano senza che ce ne rendiamo conto.

C’è un personaggio a cui ti senti particolarmente legata?
Dire Isabelle sarebbe fin troppo scontato.

In realtà, il personaggio a cui sono più profondamente legata è Yuko, una volpe che apparirà a circa metà del libro. Non voglio fare spoiler, ma Yuko rappresenterà tantissimo per Isabelle, così come rappresenta un pezzo fondamentale della mia vita.

Questo personaggio è il simbolo della mia cara amica venuta a mancare, a cui è dedicato l’intero romanzo. Per me lei è stata la forza invisibile che mi ha spinta a non mollare e a pubblicare questa storia.

Yuko è il mio modo di tenerla accanto a me e di farla viaggiare tra le pagine.

Quanto di te, del tuo vissuto o del tuo modo di guardare il mondo entra nelle tue storie?
C’è sempre qualcosa di me nei miei racconti, e non parlo soltanto di questo romanzo.

Quando scrivo, prendo spunto dalle mie passioni, dal mio vissuto e dai traumi che ho attraversato. Ogni personaggio che creo custodisce un pezzetto di me, più o meno grande: a volte si tratta di aspetti centrali, altre volte di piccoli dettagli disseminati qua e là.

In La Guardiana delle Ombre, il mio romanzo d’esordio, c’è davvero moltissimo di me. C’è la mia passione per il mondo esoterico, per la magia e per i Tarocchi, ma soprattutto c’è la mia forte empatia.

Sono una persona che spesso sente “tutto troppo”, che convive con l’ansia e con il peso delle aspettative, quella sensazione di fardello sulle spalle che accomuna molti di noi. Ho proiettato questa sensibilità in Isabelle, trasformandola nella sua capacità di vedere i fantasmi.

Il legame con lei è fatto anche di dettagli curiosi: condivide il mio sogno di aprire una bottega esoterica, è nata il 31 ottobre, il mio giorno preferito dell’anno, ed è Scorpione ascendente Vergine, mentre io sono Vergine ascendente Scorpione.

Un gioco di specchi in cui le mie risonanze emotive e la sua storia si fondono continuamente.

Hai una routine di scrittura o scrivi seguendo l’ispirazione del momento?
Una vera routine non ce l’ho, anche perché porto avanti un lavoro a tempo pieno e la vita quotidiana è sempre molto intensa.

Cerco di incastrare la scrittura nei momenti liberi e soprattutto quando sento forte l’ispirazione. Anche se non ho orari fissi, ho però dei piccoli rituali a cui non rinuncio mai: per scrivere ho bisogno di accendere una candela.

Potrà sembrare strano, ma la sua luce mi aiuta a concentrarmi, mi dà pace e mi fa sentire serena. Durante l’inverno, poi, non manca mai una tisana calda a farmi compagnia.

Non ho una routine rigida, quindi, ma ho il mio modo speciale di creare l’atmosfera giusta per entrare nel mio mondo narrativo.

Quali libri, autori, film, serie TV o atmosfere ti hanno ispirata nel tuo percorso creativo?
Il mio percorso creativo è influenzato da un insieme di suggestioni diverse.

Dal punto di vista letterario, amo molto lo stile e la capacità di tessere trame ed emozioni di autrici come Lucinda Riley.

Per quanto riguarda lo schermo, sono una grande appassionata di serie TV legate al mondo della magia e dell’esoterismo. Se devo pensare all’ispirazione più forte per il mondo di Isabelle, la serie che più vi si avvicina è senza dubbio Ghost Whisperer, con la sua sensibilità nel raccontare il legame tra il nostro mondo e l’aldilà.

Porto nel cuore anche atmosfere come quelle di Streghe e le suggestioni storiche di Salem, serie che mi hanno sempre affascinata e che hanno contribuito a nutrire il mio immaginario dark e misterioso.

Se dovessi descrivere il tuo romanzo con tre parole, quali sceglieresti?
Ossessione. Confine. Resilienza.

Cosa vorresti dire ai lettori che si avvicineranno per la prima volta alla tua storia?
Ai lettori che apriranno questo libro per la prima volta vorrei sussurrare un segreto: non abbiate paura del buio.

Questa storia vi mostrerà che, a volte, le ombre più spaventose non arrivano per distruggerci, ma perché sono attratte dalla nostra luce.

È un romanzo per chi si è sentito almeno una volta sopraffatto dal peso del mondo, ma non ha mai smesso di cercare la propria luce.

Cosa significa per te entrare a far parte del catalogo di Amanti Press?
Significa trovare una vera casa per la mia scrittura, una realtà che condivide profondamente i messaggi che volevo lanciare.

La Guardiana delle Ombre non è solo un fantasy, ma un romanzo che parla di salute mentale, diritti, diversità e accettazione di sé. Trovare in Amanti Press una casa editrice pronta a dare voce a queste tematiche con cura e professionalità è un grande privilegio.

Al tempo stesso, rappresenta il coronamento del sogno di una vita. Entrare in questo catalogo significa sentirmi ascoltata, compresa e valorizzata come scrittrice.

È l’inizio di un viaggio bellissimo che sono felice e onorata di intraprendere insieme a questa squadra.

C’è una frase, un pensiero o un messaggio che senti rappresenti il cuore del tuo romanzo?
“A volte, per liberarsi dai propri demoni, bisogna smettere di fuggire e avere il coraggio di guardarli in faccia.”

Frase rappresentativa

Come la stella Syrma, scrivo per brillare nelle notti più buie e illuminare le crepe dell’anima.

Nelle mie storie non troverete risposte perfette, ma un rifugio sicuro per chiunque si sia sentito sopraffatto dall’oscurità. Un promemoria per chi si sente invisibile: ognuno di noi ha il sacrosanto diritto di trovare la propria luce.

 

Alessia Avolio

Autrice di The Beginning of Us

1. Quando hai capito che la scrittura avrebbe avuto un posto importante nella tua vita?

La mia avventura è iniziata, come credo accada a molti autori, dalla lettura.

Quando frequentavo le scuole elementari, leggere un testo ad alta voce davanti ai miei compagni mi metteva molta ansia. Le parole mi terrorizzavano e il pensiero che gli altri potessero accorgersi della mia paura finiva per ingarbugliarmi ancora di più la lingua.

Mio padre mi ha aiutata tantissimo. Ogni sera mi “costringeva” a leggere per lui ad alta voce. Mi accompagnava a scegliere un libro e poi restava in ascolto dal salotto, mentre io mi immergevo nei racconti per ragazzi dalla mia camera.

Una volta superata quell’ansia, da che ho memoria, non ho mai smesso di leggere romanzi.

La scrittura, invece, è arrivata più tardi, durante il primo anno di liceo artistico. Il professore di italiano ci divise in gruppi per creare una storia e, anche se avevo già tentato di scrivere qualcosa prima di allora, fu proprio grazie a quel compito che capii quanto potesse farmi bene mettere le idee su carta.

Più pensavo, più scrivevo. E più scrivevo, più mi sembrava di aver trovato una strada per svuotare la testa da tutta la fantasia accumulata negli anni.

2. Qual è stato il primo momento in cui hai pensato: “Voglio raccontare questa storia”?

Alle superiori, durante le lezioni più noiose — chiedo ancora scusa ai miei professori per questo — ho iniziato a scrivere un romanzo breve alla vecchia maniera. Avevo un raccoglitore pieno di fogli volanti, tutti numerati per non perdere il filo della storia.

Quando l’ho concluso, ho deciso di farlo leggere alla mia classe. Era una storia cruda e triste, molto intensa. La feci leggere anche ad alcuni insegnanti e tutti si dissero piuttosto sorpresi dalla mia fantasia.

Credo che quello sia stato uno dei primi momenti in cui ho capito che raccontare storie non era solo qualcosa che mi piaceva fare, ma qualcosa di cui avevo bisogno.

3. Come nasce il romanzo che pubblicherai con Amanti Press?

Mi lascio ispirare da qualunque cosa: musica, libri, frasi ascoltate per caso, sogni.

Questa storia, in particolare, nasce da un aneddoto raccontatomi da mio padre. Un episodio accaduto quando lui era un giovane adulto. Ho preso un piccolo accenno da quel racconto e da lì ho costruito un intero mondo.

È partito tutto da qualcosa di reale, ma poi la fantasia ha fatto il resto.

4. C’è stata un’immagine, una scena, una frase o un personaggio da cui tutto è partito?

Tutto è partito soprattutto da due personaggi.

Nella mia testa sono cresciuti lentamente, prendendo sempre più spazio. Le loro azioni hanno creato collegamenti, conseguenze e persino soprannomi che, secondo me, riescono a rappresentare al meglio ciò di cui sono capaci.

Sono stati loro, in un certo senso, a guidarmi dentro la storia.

5. Quali temi senti più vicini alla tua scrittura?

Scrivo di situazioni molto diverse tra loro, ma cerco sempre di rendere il più vera possibile la vita dei miei personaggi e il mondo che li circonda.

L’amore è spesso una base importante, ma ciò che amo davvero è avvolgere quel sentimento tra misteri, segreti e zone d’ombra. Leggo e adoro thriller e mystery, quindi credo che molto delle atmosfere che creo derivi proprio dalla voglia di cimentarmi con quel tipo di tensione.

Mi piace raccontare emozioni forti, rapporti complessi, legami che non sempre salvano e verità che arrivano quando ormai non si può più tornare indietro.

E poi credo una cosa: il lieto fine non è per tutti.

6. Che tipo di emozioni vorresti lasciare ai lettori dopo la lettura del tuo romanzo?

Scrivo da sempre prima di tutto per me stessa. Per dare vita a storie e personaggi che mi affollano la testa e che, molto spesso, non mi permettono di fare altro finché non li metto su carta.

Ai lettori, però, vorrei lasciare emozioni vere. Vorrei che trovassero nei miei romanzi personaggi capaci di farli sorridere con una battuta, commuovere in un momento difficile o restare in silenzio davanti a una scelta dolorosa.

Mi piacerebbe che, una volta chiuso il libro, il lettore sentisse di aver lasciato qualcosa di sé tra quelle pagine.

7. Quale personaggio della tua storia ti ha messa più alla prova durante la scrittura, e perché?

In realtà ogni personaggio mi mette alla prova.

Dare tridimensionalità a qualcuno non è mai semplice. Bisogna cucirgli addosso emozioni, azioni, reazioni e contraddizioni che risultino credibili. Noi stessi siamo pieni di incongruenze, quindi credo sia giusto che anche i personaggi lo siano.

Alla fine potrei dire che sono tutti colpevoli, perché tutti mi sfidano capitolo dopo capitolo. Oppure forse l’unica colpevole sono io, che mi lascio trascinare e risucchiare dalle loro vicende, spesso seguendo l’istinto.

8. C’è un personaggio a cui ti senti particolarmente legata?

Amo tutti i personaggi capaci di tirare fuori frasi pungenti.

Mi diverte far dire loro certe cattiverie, farli rispondere a frecciatine velenose con il tono giusto, quello che lascia il segno. Forse perché io, nella vita, vorrei riuscire a essere così più spesso, mentre invece tendo sempre a essere troppo buona con tutti.

Molti lo considerano un pregio, ma per chi vive questo modo di essere, a lungo andare, può diventare faticoso.

Anche per questo riconfermo che la scrittura è un ottimo sfogo.

9. Quanto di te, del tuo vissuto o del tuo modo di guardare il mondo entra nelle tue storie?

Credo che tutto ciò che ho vissuto contribuisca alla scrittura.

I ricordi, i piccoli screzi, le cotte adolescenziali dolorose, le delusioni, le paure, le cose lasciate a metà: ogni episodio può diventare una base da cui costruire qualcosa.

Penso sia impossibile, per un autore, restare completamente fuori dai propri romanzi. Anche quando un personaggio compie scelte contrarie alle nostre idee, in qualche modo stiamo comunque trasmettendo qualcosa di noi a chi legge.

10. Hai una routine di scrittura o scrivi seguendo l’ispirazione del momento?

Negli anni ho imparato a preparare scalette, raccogliere appunti e svuotare la testa ogni giorno, ma continuo a seguire molto l’ispirazione del momento.

Mi capita di scrivere senza sosta per giorni, per poi non toccare la bozza per mesi. A volte dipende dall’ispirazione, altre volte dagli impegni lavorativi e personali che inevitabilmente interferiscono con la stesura.

Non ho una routine perfetta, ma ho imparato ad ascoltare i tempi della storia.

11. Quali libri, autori, film, serie TV o atmosfere ti hanno ispirata nel tuo percorso creativo?

Ho sempre amato serie come Skins: storie corali, giovani protagonisti, situazioni complicate, scelte sbagliate, dolore, amicizie, crescita e conseguenze. Mi piace l’idea di ricreare atmosfere simili, dove ogni personaggio porta con sé qualcosa di irrisolto.

Ma, in generale, mi faccio ispirare da tutto.

Una canzone, anche quando il testo non c’entra nulla con la storia, può diventare la colonna sonora di una sequenza di immagini nella mia testa. Un film, un libro o un trope particolare possono aiutarmi a sbloccare una situazione di stallo.

Poi, certo, quando i personaggi prendono il sopravvento e decidono loro come deve andare la storia, quella è tutta un’altra questione.

12. Se dovessi descrivere il tuo romanzo con tre parole, quali sceglieresti?

Intrigante.

Avvincente.

Passionale.

13. Cosa vorresti dire ai lettori che si avvicineranno per la prima volta alla tua storia?

Spero che questa storia riesca a trasmettervi qualcosa.

Non importa se le emozioni che proverete saranno positive o negative: il mio obiettivo è cercare un’emozione reale. Vorrei che leggendo vi sentiste coinvolti, incuriositi, magari anche un po’ scomodi in certi momenti.

E, naturalmente, spero che questa avventura possa piacervi.

14. Cosa significa per te entrare a far parte del catalogo di Amanti Press?

Per me significa vedere un sogno che si realizza.

Amando da sempre la lettura e la scrittura, ho sempre desiderato vedere il mio nome e i miei romanzi esposti in libreria. L’idea di poter raggiungere il cuore dei lettori mi emoziona profondamente.

Amanti Press mi ha dato una grandissima occasione e non potrò mai essere abbastanza grata per questo. Spero di essere all’altezza delle aspettative e di riuscire a condividere con i lettori una storia capace di lasciare il segno.

15. C’è una frase, un pensiero o un messaggio che senti rappresenti il cuore del tuo romanzo?

Direi che la dedica racchiude bene una parte importante della storia di questi personaggi:

“Alle amicizie sbagliate, che distruggono l’anima ma insegnano a vivere.”

L’amicizia può essere una delle ancore più forti a cui aggrapparsi nella vita, soprattutto quando si affrontano situazioni difficili. Eppure, se ci si accorge troppo tardi che quel legame era sbagliato, può diventare qualcosa di profondamente doloroso per chi vi aveva riposto fiducia.

Ma ogni sconfitta insegna. Anche a riconoscere i segnali nascosti nell’ombra, nei gesti e nei comportamenti di chi credevamo amico.

Una frase che mi rappresenta

Una frase che sento molto mia appartiene a uno dei personaggi secondari:

“Impara ad accettare le cose che vengono senza perdere tempo a farti troppe domande.”

Spesso, quando le cose iniziano ad andare per il verso giusto, alcune persone si spaventano e finiscono per autosabotarsi. Io credo di rientrare in questa categoria.

Per questo, ogni volta che ripenso a quella frase, è come se quel personaggio mi desse una pacca sulla spalla. Sto imparando anch’io a seguirla, giorno dopo giorno.

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Sara L.

Autrice di Poli Opposti

1. Quando hai capito che la scrittura avrebbe avuto un posto importante nella tua vita?

In realtà non ho mai pensato, almeno all’inizio, che la scrittura sarebbe diventata qualcosa di così importante per me.

Ho iniziato a scrivere a diciassette anni, durante il periodo del Covid, quando ho sentito il bisogno di dare voce alle mie emozioni. Scrivere è diventato un modo per sfogarmi, per conoscermi meglio e per trasformare ciò che provavo in qualcosa di concreto.

Con il tempo ho capito che non era solo un passatempo, ma uno spazio tutto mio in cui potevo sentirmi libera.

2. Qual è stato il primo momento in cui hai pensato: “Voglio raccontare questa storia”?

L’idea di raccontare questa storia mi girava in testa da tempo.

Ero una grande lettrice, soprattutto di storie pubblicate su Wattpad, e desideravo provare anch’io a creare qualcosa di mio. Volevo scrivere una storia che mi coinvolgesse, che mi facesse sentire libera e che mi permettesse di esprimere la mia fantasia.

A un certo punto ho semplicemente sentito che era arrivato il momento di provarci.

3. Come nasce il romanzo che pubblicherai con Amanti Press?

Poli Opposti nasce dal desiderio di trasmettere un messaggio importante alle ragazze della mia età: l’amore va vissuto senza lasciarsi condizionare dai giudizi degli altri o dagli ostacoli che la vita ci mette davanti.

Credo sia fondamentale imparare ad ascoltare il proprio cuore e sentirsi liberi di essere se stessi, anche quando il mondo sembra volerci spingere in una direzione diversa.

4. C’è stata un’immagine, una scena, una frase o un personaggio da cui tutto è partito?

Non ricordo un momento preciso, anche perché ho scritto questo romanzo quasi sette anni fa.

Ricordo però di aver avuto fin da subito un obiettivo chiaro: creare una protagonista forte, determinata e capace di affrontare le difficoltà della vita. Volevo raccontare una ragazza che non si lasciasse definire dagli eventi, dalle ferite o dalle persone che la circondano.

Da lì, piano piano, la storia ha iniziato a prendere forma.

5. Quali temi senti più vicini alla tua scrittura?

Tra i temi che sento più vicini ci sono sicuramente la violenza psicologica e domestica, argomenti purtroppo ancora molto attuali e che ritengo importanti da affrontare anche attraverso la narrativa.

Allo stesso tempo, nelle mie storie cerco sempre di valorizzare la libertà di essere se stessi, il coraggio di seguire i propri sentimenti e la forza di rialzarsi dopo le difficoltà.

Mi piace raccontare personaggi che cadono, soffrono, sbagliano, ma trovano comunque il modo di andare avanti.

6. Che tipo di emozioni vorresti lasciare ai lettori dopo la lettura del tuo romanzo?

Vorrei che i lettori terminassero la lettura con il cuore pieno di emozioni.

Mi piacerebbe che si affezionassero ai personaggi, che vivessero le loro paure, i loro sogni e le loro speranze. Ma soprattutto vorrei che, attraverso Ivy e Jason, credessero un po’ di più nella forza dell’amore e nella possibilità di superare gli ostacoli insieme.

7. Quale personaggio della tua storia ti ha messo più alla prova durante la scrittura, e perché?

Sicuramente Jason.

Essendo il mio primo romanzo, scrivere dal punto di vista di un personaggio maschile è stata una vera sfida. Ho dovuto cercare di entrare nella sua mente, capire il suo modo di pensare, di reagire e di affrontare le emozioni, senza perdere autenticità.

È stato complesso, ma anche molto stimolante.

8. C’è un personaggio a cui ti senti particolarmente legata?

Sì, Ivy.

In lei ci sono molti aspetti della mia personalità. Ho cercato di trasmettere soprattutto la sua forza, ma anche le sue fragilità. Mostrare le proprie emozioni non è mai semplice, e credo che questo sia uno degli aspetti che ci accomuna di più.

Ivy è un personaggio che sente tanto, anche quando cerca di nasconderlo.

9. Quanto di te, del tuo vissuto o del tuo modo di guardare il mondo entra nelle tue storie?

Dal punto di vista emotivo c’è sempre qualcosa di me nelle mie storie.

Non racconto mai direttamente il mio vissuto, ma utilizzo emozioni che conosco per rendere i personaggi più autentici. Mi piace creare mondi diversi dal mio e scrivere storie capaci di far sognare prima di tutto me stessa e poi i lettori.

Credo che ogni autore, anche senza volerlo, lasci sempre una parte di sé tra le pagine.

10. Hai una routine di scrittura o scrivi seguendo l’ispirazione del momento?

Direi entrambe le cose.

L’ispirazione è sempre il punto di partenza: quando arriva un’idea, inizio a svilupparla. Successivamente creo una scaletta e provo a seguire una vera e propria routine.

Di solito scrivo di notte, accompagnata dalla musica, che mi aiuta a immergermi completamente nella storia e nelle emozioni dei personaggi.

11. Quali libri, autori, film, serie TV o atmosfere ti hanno ispirata nel tuo percorso creativo?

Più che un’opera specifica, a ispirarmi è stato il mondo della lettura che ho scoperto negli anni, soprattutto attraverso Wattpad.

Ho sempre cercato storie capaci di emozionarmi e, quando non trovavo esattamente ciò che desideravo leggere, nasceva in me la voglia di scriverlo.

Nelle mie storie non manca quasi mai un’atmosfera elegante e benestante, un contesto che trovo affascinante e che amo inserire nei miei romanzi.

12. Se dovessi descrivere il tuo romanzo con tre parole, quali sceglieresti?

Coinvolgente.

Intenso.

Magnetico.

13. Cosa vorresti dire ai lettori che si avvicineranno per la prima volta alla tua storia?

Vorrei dire loro di lasciarsi trasportare senza pregiudizi.

Ho sempre amato scrivere storie scorrevoli, con capitoli brevi e dinamici, capaci di tenere compagnia e far emozionare. Credo che Poli Opposti possa essere una lettura adatta anche a chi si avvicina per la prima volta al genere romance.

È una storia da vivere con il cuore aperto.

14. Cosa significa per te entrare a far parte del catalogo di Amanti Press?

Entrare a far parte del catalogo di Amanti Press rappresenta una grande opportunità.

Significa poter raggiungere un pubblico più ampio e dare a Ivy e Jason la possibilità di arrivare a nuovi lettori. È un traguardo che mi rende orgogliosa e che considero un passo importante nel mio percorso di autrice.

Vedere questa storia prendere nuova vita è davvero emozionante.

15. C’è una frase, un pensiero o un messaggio che senti rappresenti il cuore del tuo romanzo?

Credo che il cuore di Poli Opposti sia racchiuso nell’idea che le differenze non debbano dividerci.

A volte sono proprio le persone più diverse da noi a insegnarci chi siamo davvero. L’amore non nasce dalla perfezione, ma dalla capacità di accettarsi e scegliersi ogni giorno, nonostante tutto.

Angela Nicotra

Autrice di "Oops"

1. Quando hai capito che la scrittura avrebbe avuto un posto importante nella tua vita?

Scrivere è sempre stato importante per me. È qualcosa che ho sempre collegato alla memoria e alla comunicazione.

Solo crescendo, però, su consiglio del mio medico, ho iniziato a usare la scrittura come una vera e propria forma di terapia. Da quel momento ha cominciato a occupare sempre più spazio tra i miei interessi, fino a diventare qualcosa di fondamentale.

2. Qual è stato il primo momento in cui hai pensato: “Voglio raccontare questa storia”?

È successo solo un paio di anni fa, quando ho deciso finalmente di buttarmi e pubblicare la mia primissima storia per partecipare a un contest sulla piattaforma Inkitt.

Prima di allora, le storie erano sempre rimaste nella mia testa. È stato un percorso molto lungo, fatto di “vorrei” e di “basta, lo faccio”.

A un certo punto ho scelto di smettere di rimandare.

3. Come nasce il romanzo che pubblicherai con Amanti Press?

Nasce dall’ennesima sfida proposta sulla piattaforma. Il contest si chiamava Anno nuovo, storie nuove e mi piaceva molto l’idea di ricominciare da capo con qualcosa di diverso: nuovi personaggi, una nuova storia, una nuova direzione.

Desideravo scrivere qualcosa di onesto, qualcosa in cui chiunque potesse riconoscersi, anche solo in un pensiero sbagliato.

4. C’è stata un’immagine, una scena, una frase o un personaggio da cui tutto è partito?

Sì. Avevo in mente una protagonista disastrosa, ma viva. Sono partita da lei.

Inoltre, volevo che la storia avesse un solo POV, così che il lettore ricevesse le informazioni insieme alla protagonista. Volevo che scoprissero tutto insieme, che diventassero complici dei suoi disastri e dei suoi successi.

Dai commenti dei lettori, sembra che questo sia riuscito bene. E ne sono stata molto contenta.

5. Quali temi senti più vicini alla tua scrittura?

La contemporaneità, il rapporto con noi stessi e con gli altri, e l’influenza dei social sono probabilmente i temi più ricorrenti nelle mie storie.

Mi interessa raccontare il modo in cui viviamo oggi, le nostre insicurezze, il bisogno di essere visti e la fatica di mostrarci davvero per ciò che siamo.

6. Che tipo di emozioni vorresti lasciare ai lettori dopo la lettura del tuo romanzo?

Vorrei che si sentissero capiti.

Vorrei che si rendessero conto che nessuno è sbagliato e che ognuno di noi ha il potere di cambiare la propria vita, anche attraverso le piccole decisioni che prende ogni giorno.

“Normale” è un aggettivo troppo vago. Siamo tutti diversi, certo, ma forse ci somigliamo molto più di quanto crediamo.

7. Quale personaggio della tua storia ti ha messa più alla prova durante la scrittura, e perché?

James Reed, senza ombra di dubbio.

Perché gli ho affidato un compito che non meritava… ma questo lo capirà chi deciderà di leggere Oops!.

8. C’è un personaggio a cui ti senti particolarmente legata?

Hazel e Mike.

A Hazel ho dato molti dei miei difetti, dei miei dubbi e anche un po’ del mio lato ADHD. A Mike, invece, ho affidato il mio lato più logico, razionale, legato ai fatti e poco tollerante verso la gente. Potrei dire di avergli dato in prestito il mio lato autistico.

Sono due personaggi diversi, ma entrambi custodiscono qualcosa di me.

9. Quanto di te, del tuo vissuto o del tuo modo di guardare il mondo entra nelle tue storie?

Direi tutto, soprattutto nel modo di guardare il mondo.

Per riuscire a descrivere uno stato d’animo, ho bisogno di aggrapparmi a qualcosa che ho vissuto in prima persona. Penso che sia inevitabile.

Se una persona daltonica dovesse scrivere un testo descrittivo, non sarebbe inevitabilmente influenzata dal suo modo di vedere? Se fingesse di percepire i colori come tutti gli altri, non suonerebbe falsa? Quanto sarebbe più autentica, invece, se descrivesse esattamente ciò che vede, senza vergognarsi delle sfumature che le mancano?

Ecco, credo che nella scrittura funzioni allo stesso modo.

10. Hai una routine di scrittura o scrivi seguendo l’ispirazione del momento?

Cerco di avere una routine.

Mi do dei tempi, preparo scalette, appunto obiettivi… che quasi mai riesco a rispettare. Mi basta un suono, un cambiamento nella mia postazione, e rischio di andare in blocco esecutivo.

A volte devo fermarmi per uno o due giorni prima di riuscire a riprendere a scrivere. Però ci provo, ogni volta, a trovare un equilibrio tra disciplina e ascolto di me stessa.

11. Quali libri, autori, film, serie TV o atmosfere ti hanno ispirata nel tuo percorso creativo?

Adoro le storie ambientate nelle small town, da cui spesso prendo ispirazione per le ambientazioni.

Mi piace molto la penna di Lucy Score. Leggo soprattutto romance, ma apprezzo sempre anche un buon fantasy, soprattutto se ci sono lupi mannari.

In generale, amo le storie capaci di farmi sentire dentro un luogo, dentro una comunità, dentro dinamiche umane riconoscibili.

12. Se dovessi descrivere il tuo romanzo con tre parole, quali sceglieresti?

Onesto.

Coraggioso.

Contemporaneo.

13. Cosa vorresti dire ai lettori che si avvicineranno per la prima volta alla tua storia?

Qui siete i benvenuti.

Il rischio peggiore che potreste correre è quello di sentirvi capiti.

14. Cosa significa per te entrare a far parte del catalogo di Amanti Press?

Per me significa che qualcuno si è fidato della mia voce, scegliendo di darmi un’opportunità. E, a mia volta, io mi sono fidata, trovando il coraggio di coglierla.

Più entro in questa realtà, più mi piace l’ambiente familiare e la trasparenza su cui l’editrice sta costruendo Amanti Press.

Mi fa sentire al sicuro.

15. C’è una frase, un pensiero o un messaggio che senti rappresenti il cuore del tuo romanzo?

Il cuore del mio romanzo è il desiderio disperato di essere visti e, allo stesso tempo, il profondo terrore che qualcuno possa riuscirci davvero.

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